Il senso delle cose

letto 23 voltepubblicato il 14/01/2022 - 20:07

In questo momento difficile per i diritti democratici, è più che mai necessario chiedersi se esiste un senso, o una logica, delle cose. E' opportuno avvertire che, in tutte le visioni del mondo, è altissimo il rischio dell'autoproiezione, cioè di una rappresentazione mentale soggettiva di colui che cerca di interpretare la realtà. Questa rappresentazione può ben risolversi in un punto di vista parziale o falso, perché la natura è come un prisma e molteplici sono le sfaccettature che essa offre all'osservatore. E' quasi impossibile sfuggire a tali autosuggestioni e raggiungere la pura oggettività, in quanto la mente umana inclina al dato sommario, e, in ogni caso, è alquanto arduo, anche per chi lo volesse, ragionare in modo realmente obiettivo. Se poi passiamo al misticismo, e la sua rinuncia al mondo sensibile che si realizza gradualmente con la divinizzazione del soggetto, notiamo che non raramente esso è legato a stati mentali alterati o patologici. Ed anche ammettendo che questa divinizzazione sia possibile, ritengo che essa si risolva nell'attingimento dello "spirito" divino, cioè del nulla, con la conseguente fuga dalla realtà e l'estraneamento da sé. Esempio tipico è la mistica manichea, che contrappone i due principi antagonisti della Luce e delle Tenebre. Secondo questo mito, meta dell'uomo è separare in sé l'io demoniaco dall'io divino. Avvenuto ciò è possibile raggiungere il grado perfetto della liberazione dalla corporeità creata dalle Tenebre. Ma questo scopo può essere conseguito solo da pochi. Perciò il credo manicheo è strutturato in una rigida gerarchia che distingue nettamente tra eletti e semplici fedeli. Siamo sempre alla solita distinzione tra una minoranza di eletti ed il volgo  incapace di elevarsi dalla sua condizione di inferiorità. Ed, invero, nel corso della storia, molto spesso assistiamo all'arrogazione da parte di individui, gruppi o popoli, della qualifica di "eletto", cosa che conduce inevitabilmente al dispregio della gente semplice. Questo atteggiamento ha portato al costituirsi di sistemi castali che, da democratico, detesto; non siamo tutti esseri "divini" ? Non apparteniamo tutti alla medesima realta ? In matematica tutte le equazioni riconducono a 0 o a + o - infinito, cioè, per dirla in soldoni chiari, ad uno stato di assenza dell'essere. In un modo o nell'altro, la realtà somma sembra sfuggire alla capacità di comprensione dell'uomo. Non si riesce a capire chi siamo realmente e quale sia il nostro rapporto con il Tutto. Passando alla filosofia, molte e varie sono state le dottrine che si sono succedute nel tempo, anche collegate tra loro. Secondo Eraclito di Efeso il senso delle cose lo si coglie nel divenire, nel "pànta rei" (tutto scorre), mentre per Parmenide è l'inverso: l'ente parmenideo (sfero) è ingenerato e indistruttibile, inalterabile ed immobile, privo della dimensione temporale che non sia quella di un eterno presente. Per Epicuro, l'essenza delle cose è quella già indicata da Democrito: essa consiste negli atomi che, in numero infinito, si muovono e si declinano nel vuoto, dottrina ripresa dal poeta-filosofo latino Lucrezio. Per Epicuro, il timore religioso e quello della morte non hanno senso: il timore religioso perché è soltanto superstizione; il timore della morte perché essa consiste nella semplice disgregazione degli atomi che formano il corpo, risolvendosi in uno stato di insensibilità. Nel mondo romano, epicureo fu anche il poeta Orazio, per il quale il senso delle cose è riposto nel carpe diem    (cogli l'attimo), ovvero l'invito a superare la precarietà della vita nel possesso dell'attimo sfuggente. Per la cultura ufficiale romana il senso delle cose è riposto nel diritto che essi, discutibilmente, facevano coincidere con la natura delle cose. Certo, se per natura delle cose si intende l'egoismo, allora essi avevano pienamente ragione ed il diritto è una logica severa e stringente. Vi sono taluni che affermano che ciò che noi chiamiamo Dio è molto più che una semplice combinazione di forze, ma nessuno sa dire con precisione cosa esso sia in realtà. Altri si affidano alla passione ed all'intuizione come principi idonei a cogliere quel qualcosa che sfugge alla ragione. Per parte mia, penso che sia opportuno ragionare: il mondo non va visto con gli occhi di un fanciullo come diceva Platone, ma con gli occhi di una persona adulta e matura. E ragionando cosa si scopre ? Che la vita è un vero disastro. Mai quanto ora vige la regola del si salvi chi può. Invero, tutti sono in disaccordo e non si riesce a trovare un punto di unione e d'incontro. Il sistema genera crisi su crisi ed ognuno ha le sue colpe. La Destra invoca il valore, che può consistere anche nella grandezza d'animo ed interpreta mitologia e simboli Ma ciò potrebbe non bastare per dare una spiegazione esauriente e soddisfacente della realtà. Il senso delle cose potrebbe allora risiedere nella dissociazione molecolare del cervello, schiavo dei sensi, con il ritorno di ogni forma di vita nell'assenza dell' essere. Per dirla con Schopenauer, bisognerebbe esercitare la pratica della nolontà.