Umanesimo e post-umanesimo

letto 31 voltepubblicato il 08/01/2022 - 17:40

Sulla base della precedente segnalazione, cercheremo di svolgere ulteriori considerazioni personali sul rapporto ( e la sfida) tra umanesimo e post-umanesimo o transumanesimo. Cosa intendiamo per umanesimo ? Una visione della realtà fondata sulla centralità della persona umana anche nel rapporto con la "divinità": la forma classica di umanisimo è quella greco-romana, ma ,evidentemente, tutti i popoli della Terra hanno elaborato una visione del mondo centrata sull'uomo e le sue aspirazioni, per cui umanistiche si possono definire le rispettive culture: dagli insegnamenti di Confucio, a quelli di Zoroastro e di Buddha, o della Bibbia, l'umanità ha sviluppato nei secoli le proprie concezioni teologico-filosofiche per dare un senso al proprio esistere. Perché la civiltà classica greca e latina non ha conosciuto una rivoluzione industriale ? Forse c'è un motivo economico ( la scarsezza di capitale), ma più probabilmente ciò è dovuto ad una questione di mentalità: il mondo classico non ha mai realmente rinnegato la natura delle cose. Eppure i presupposti scientifici c'erano, soprattutto in ambiente greco: si pensi alla scienza applicata di un Archimede o alle macchine progettate da Erone di Alessandria, di tipo prevalentemente idraulico e pneumatico. Ma questo filone di pensiero non prevalse sulla scienza pura di derivazione euclidea. Ancora più alieni dalla tecnologia erano i Romani, che, pur essendo ottimi ingegneri, rimasero sempre legati alla loro mentalità concreta e contadina, privilegiando la scienza pratica del diritto.Ora, come abbiamo appreso dalle parole di Stefano Rodotà, si fa avanti il transumanesimo, che riposa sugli incessanti progressi della tecnoscienza. Questa corrente di pensiero, che si irrobustisce sempre più con il passar del tempo, promette all'uomo l'immortalità, almeno nei suoi sostenitori più convinti. Ma è giusto dare mano libera alla tecnoscienza ? Ricordo che durante tutto l'arco della storia, soprattutto occidentale, l'uomo ha sempre considerato l'altro uomo come un oggetto, un qualcosa da manipolare per trarne benefici economici e di potere. Fare esempi è facile: innanzitutto la schiavitù, poi la manipolazione cerebrale dell'Inquisizione, per finire con l'internamento nei campi di concentramento. Sarà la tecnoscienza l'ultimo e definitivo ritrovato per attuare a 360° questa tendenza con metodi altamente pervasivi e raffinati ? Conoscendo la natura dell'uomo, io risponderei di si. La problematica è complessa. Si potrebbe affermare che la tecnologia è destinata a concretizzare migliori condizioni di vita per il genere umano, ma io sarei dubbioso su questa prospettiva. Le classi dirigenti hanno sempre fatto e disfatto a seconda delle circostanze storico-sociali. Con la prima rivoluzione industriale servivano masse sottopagate da sfruttare per ottenere profitto; ora, con l'avanzare della robotizzazione, masse non ne servono più ed i lavoratori sono sempre a rischio di licenziamento dal momento che le funzioni manuali e produttive tradizionali stanno per diventare sempre più una prerogativa delle macchine. A questo proposito si fa appello ad un radicale mutamento di cultura che metta gli uomini in grado di affrontare la svolta operata dall'ennesima riconversione industriale.Ed infatti si moltiplicano le iniziative per sensibilizzare la gente sui temi del digitale, iniziative meritorie che, soprattutto in Paesi come l'Italia, dovrebbero ridurre il gap di informazione ed il digital divide.  Il tutto dovrebbe avvenire nella cornice dello Stato di diritto, come proclama la stessa Unione Europea.  Ma possono lo Stato di diritto ed il costituzionalismo classico, fondato sulla divisione dei poteri, sopravvivere alla pretesa della scienza applicata di ergersi ad una sorta di ideologia sovra-costituzionale? In Italia, per fare un esempio, si dovrebbe riscrivere la Carta costituzionale, stando alla palese e reiterata violazione di numerosi articoli della ormai decrepita Costituzione del 1948. Difetta cioè attualmente il principio cardine della certezza del diritto. La mia perplessità è motivata dal rapido sgretolamento dei poteri civili, divorati letteralmente dai potentati economici sovrannazionali, cosa che non fa presagire nulla di buono per i diritti democratici ancora in voga negli anni '70 ed '80. Può darsi che sia una crisi solo passeggera determinata dalla necessità di assestamento del nuovo regime, finita la quale si potrebbero scorgere i primi benefici del mutato assetto politico-sociale. Ma, e concludo, l'ideologizzazione della scienza, in quanto garante del nuovo ordine, avverte che stiamo finendo in un pantano da cui non sarà facile liberarsi. In verità, il nuovo stato di cose inizia male, con un cieco atto di fede nella scienza.