Il procedimento amministrativo alla luce della Legge 241/90 II

letto 88 voltepubblicato il 08/12/2021 - 11:37

Avevamo lasciato l'analisi della legge 241/90 all'art. 14 che tratta della conferenza dei servizi. Ripendiamo il discorso dall'art. 15, che tratta degli "accordi fra le pubbliche amministrazioni" . Il comma 1 recita: "Anche al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 4, le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune". Questo articolo prevede la possibilità che più amministrazioni collaborino tra di loro, dando luogo al principio dell'esercizio consensuale della potestà amministrativa. La semplice previsione dell'art. 15 va contrapposta ad altri provvedimenti che regolano la medesima materia, ed in particolare al D.lgs n. 267/2000, recante disposizioni sull'accordo di programma. L'art. 16 è dedicato all'attività consultiva della P.A. Facciamo un salto e passiamo all'esame dell'art. 18, che dispone principi in merito all'autocertificazione, introdotto dalla legge n. 15/2005: " Le amministrazioni adottano le misure organizzative idonee a garantire l'applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione e di presentazione di atti e documenti da parte di cittadini e pubbliche amministrazioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445." Interessante è l'art. 19 in materia di Segnalazione certificata di inizio attività, o SCIA, sostituito dall'art. 49 del Decreto legge n. 78/2010. La legge 241/90, in pratica, dispone la sostituzione delle autorizzazioni amministrative con le SCIA,soprattutto in campo edilizio,  solo nel caso che l'autorizzazione dipenda dall' acclaramento di requisiti generali ed ove non siano previsti limiti di alcun genere al rilascio delle autorizzazioni medesime. Tale principio generale non vale per alcune materie, come quelle ambientale, paesaggistica e culturale, difesa, fiscale, amministrazione della giustizia e finanze ed inoltre per quei casi previsti dalla normativa comunitaria. L'art. 20, sostituito dall'art. 3 del decreto legge n, 35/2005, si occupa di silenzio-assenso e dice: "Fatta salva l'applicazione dell'art. 19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se l'amministrazione non comunica all'interessato...il provvedimento di diniego..." L'art. 21, inserito dalla Legge n. 15/2005, detta le disposizioni sanzionatorie in materia di SCIA. : "Con la segnalazione o con la domanda di cui agli artt. 19 e 20, l'interessato deve dichiarare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge richiesti. In caso di dichiarazioni mendaci o di false attestazioni non è ammessa la conformazione dell'attività e dei suoi effetti a legge o la sanatoria...e il dichiarante è punito con la sanzione prevista dall'art. 483 del codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato". La norma è una disposizione di chiusura rispetto alle norme in materia di SCIA e di silenzio-assenso, puntando alla responsabilizzazione del privato e dell'amministrazione che ha il compito di gestire il procedimento. Gli artt. dal 21-bis al 21-nonies si occupano della efficacia ed invalidità, revoca e recesso del provvedimento amministrativo. Particolarmente importante è l'art. 21-septies (inserito dall'art. 14 della legge n. 15/2005) in materia di nullità del provvedimento: "E' nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge." Notiamo che la legge n, 15/2005 ha infine previsto le ipotesi di nullità dell'atto amministrativo, fino ad allora rimesse alle discordanti interpretazioni di dottrina e giurisprudenza. Altro articolo cruciale, introdotto sempre dalla medesima legge, è il 21-octies che norma le ipotesi di annullabilità dell'atto amministrativo: " E' annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza." Infine l'art. 21-nonies, sempre rapportabile alle modifiche apportate dalla Legge n.15/2005, disciplina la fattispecie dell'annullamento d'ufficio: " Il provvedimento amministrativo illegittimo ...può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi..." E' evidente che la norma si inserisce nel quadro della autotutela amministrativa, che è quel complesso di attività con cui ogni amministrazione risolve i conflitti, attuali o potenziali, inerenti i suoi provvedimenti o pretese. E' la facoltà di "farsi giustizia da sé", tutelando unilateralmente la sua sfera di azione, sempre nel perseguimento del pubblico interesse. In una successiva segnalazione ci intratterremo sulle problematiche scaturenti dal diritto di accesso, così come previsto dalla Legge 241/90.