Le posizioni giuridiche dei cittadini verso la P.A.

letto 72 voltepubblicato il 28/11/2021 - 19:29

Ci soffermeremo a delineare in  questo breve discorso le posizioni soggettive che il privato cittadino può far valere dinanzi alla Pubblica Amministrazione. Esse sono essenzialmente due: diritto soggettivo ed interesse legittimo. La categoria dei diritti soggettivi è stata definita in relazione all'ordinamento privatistico ma la Costituzione prevede l'esistenza di tali diritti anche nei confronti dell'Amministrazione. Si tratta di una vasta gamma di figure disciplinate esplicitamente dal legislatore: si va dal diritto del dipendente pubblico ad una retribuzione dignitosa (art. 36 Cost.), alla libertà di associazione sindacale, al diritto allo studio, fino alla tutela della salute ed alla salubrità dell'ambiente in cui i cittadini vivono. Naturalmente rivestono carattere fondamentale diritti inerenti la libertà di manifestazione del pensiero, di circolazione e soggiorno, la libertà politica e via discorrendo. Ma tali diritti, vantabili verso la P.A., non sono assoluti, come avviene nell'ambito dell'ordinamento privatistico, in quanto possono essere limitati e conformati a seguito di una valutazione di convenienza pubblica: si pensi al caso dell'espropriazione, provvedimento ablatorio reale. Più delicato è il discorso da fare in merito all'interesse legittimo. Troviamo la prima definizione di interesse legittimo nella Costituzione repubblicana, testo normativo relativamente recente, anche se in realtà il suo riconoscimento da parte dell'ordinamento è avvenuto già nel 1889, con l'apposita istituzione del Consiglio di Stato. Gli interessi legittimi possono essere classificati in pretensivi ed oppositivi: i primi consistono nell'interesse a che la P.A. eserciti un potere; i secondi hanno come contenuto l'astensione dall'esercizio di tale potere, per evitare un nocumento al cittadino. L'interesse legittimo ha un contenuto multiforme perché è correlato all'esercizio del potere amministrativo e, proprio per questo, è più difficilmente individuabile rispetto al diritto soggettivo. In sostanza consiste nell'aspettativa  del  cittadino  che l'azione amministrativa si conformi a criteri di legittimità e legalità come ad es. nell'adozione di un provvedimento in esito ad un regolare procedimento. Ma gli interessi legittimi possono appartenere, oltre che al singolo, anche ad una pluralità di soggetti. In questo caso si parla di interessi legittimi collettivi e diffusi.La differenza tra i due tipi di interessi legittimi sta in ciò: che mentre dei primi sono titolari entità dotate di personalità giuridica, dei secondi sono portatrici aggregazioni spontanee di persone, cioè gruppi non personificati che hanno come scopo quello di tutelare interessi socialmente rilevanti come sono ad es. quello degli ambientalisti o dei consumatori. Queste associazioni devono essere riconosciute a livello ministeriale mediante la loro menzione in appositi elenchi. Tuttavia il G.A. ha previsto la titolarità di interessi legittimi anche a quelle organizzazioni o formazioni spontanee di cittadini che, per quache motivo, non abbiano ottenuto il riconoscimento ministeriale, a patto che dimostrino di risiedere stabilmente in un dato territorio dove svolgano attività rilevanti. L'interesse legittimo è divenuto quindi una posizione soggettiva prismatica che consente a singoli od associazioni di confrontarsi efficacemente con la P.A. con riferimento alla pluralità dei suoi poteri.