computer e cervello: un confronto

letto 25 voltepubblicato il 25/11/2021 - 22:40

Leggendo J. von Neumann, ci siamo resi conto che le macchine sono in grado di compiere operazioni aritmetiche più velocemente del cervello umano. Non si tratta però di intelligenza nel senso comune del termine, dal momento che le macchine  non sono all'altezza di attribuire un senso ai calcoli da esse elaborati. Argomento di questa segnalazione è quello di istituire un confronto tra cervello e computer, sulla base dell'esperienza vissuta concretamente dalle persone. A quanto mi risulta le persone più intelligenti hanno processi mentali lenti. Questo può essere dovuto a vari fattori. Nella patologia schizofrenica, sono talmente tanti i traumi ed i complessi da razionalizzare, che il pieno regime cerebrale può sopraggiungere anche intorno ai cinquant'anni. Tutti questi vari complessi operano, nell'età adolescenziale, come elementi di disgregazione di un'io fragile, compromettendo il regolare funzionamento del sistema nervoso. Caratteri osservabili della schizofrenia sono turbe motorie, negativismo, sorriso sfingeo e disturbi dell'affettività, derivanti, questi ultimi, dall'ostilità inconscia della madre. Questa ostilità può manifestarsi in atti o comportamenti tali da indurre ad un vero e proprio odio per la corporeità. Quindi è necessario in primo luogo fare pace con la propria fisicità, accettandola e tollerandola. E' chiaro che una persona di questo tipo sarà portata ad un tipo di esistenza speculativa e contemplativa piuttosto che pratica e fattiva. Si aggiungano fattori sociali, poiché il futuro schizofrenico può compiere atti antisociali ,o solo apparentemente tali, che gli si ritorcono contro. Non sono infrequenti episodi di telepatia, dovuti al letterale debordare della mente al di fuori della scatola cranica, con relativa trasmissione del pensiero. Nel sonno dell'anima non c'è né spazio né tempo, né passato né futuro. Il problema è quello di far affluire gli atomi nel cervello, poiché il pensiero non è che movimento di atomi. Questo mancato regolare svolgersi dell'attività cerebrale può esporre a processi degenerativi del sistema nervoso centrale, come il morbo di Parkinson, a meno che il pensiero non venga riassorbito in età ancora giovanile per qualche causa fortunata, cessando di fluttuare nello spazio esterno al corpo. Ma requisito necessario affinché ciò possa avvenire è la soggiacente logicità della sofferenza mentale. Mi spiego meglio: per non involvere in forme di demenza senile questa sofferenza deve contenere elementi logici che, riaggregandosi con la razionalizzazione, danno vita ad una profonda attività intellettuale, impedendo la definitiva ed irreversibile dissipazione del consumo di energia elettrica cerebrale. Tale attività consiste nell'interpretare correttamente la storia nonché le principali manifestazioni ed espressioni delle culture umane, e nel capire "chi" in realtà è l'uomo. Non dico certamente che qualcuno finora vi sia riuscito, ma senza dubbio lo studio dei vari tipi di disturbi psicologici può gettare una luce affascinante su questa ricerca. La vera "scienza dell'uomo" è a mio avviso completamente umanistica nel senso che ha per oggetto la conoscenza della stessa persona, il suo modo di essere, la sua ricchezza "spirituale" attuale o solo potenziale. Tutte le altre scienze, pur facendo parte del patrimonio conoscitivo dell'umanità, non sono altrettanto profonde. Oggi ci si da un gran daffare a concepire, costruire e studiare le macchine, ma io oppongo che siamo ben lungi dal conoscere nella sua complessità di implicazioni e sfumature la mente umana. Dicevamo in apertura che le persone più intelligenti hanno processi mentali lenti: tutto al contrario dei computer digitali, con cui si vuole accrescere la velocità di calcolo ! Invero la riflessività, che deriva da una tormentata e travagliata esperienza di vita, non potrà mai denotare la macchina, che funziona tramite algoritmi e ed è completamente esclusa dal mondo simbolico ed archetipico in cui è immerso l'uomo. E ciò nonostante il percorso inverso della modernità, rivolto alla negazione ed anzi alla dissacrazione di questo universo di valori ideali.