Lo spirito dell'uomo

letto 31 voltepubblicato il 19/11/2021 - 23:06

Lo spirito dell'uomo risiede nella sua cerebralità. Più una persona è cerebrale, più è spirituale. Essere spirituali significa essere capaci di giocosità, fantasia, idealità, immaginazione e sublimazione dell'istinto sessuale. E' chiara la differenza con i computer, che funzionano con i microprocessori, ossia unità centrali di elaborazione dati costituiti da un unico circuito integrato. Le macchine, oltre a far calcoli, non saranno mai in grado di dare rappresentazioni della realtà, nelle sue più varie sfaccettature, da quelle comiche a quelle drammatiche, attribuendo loro un senso preciso. La persona cerebrale, invece, vive nella rappresentazione mentale di situazioni che si presentano nella vita di ogni giorno, discernendo quelle negative da quelle positive. Ad es. la violenza è senz'altro un fenomeno negativo, ed il rispetto umano un fenomeno positivo. Essa cioè è capace di distinguere il bene dal male sul metro della sensibilità umana, cosa impensabile per le macchine, che, oltre ad operazioni di calcolo, possono essere adibite all'elaborazione, raccolta, conservazione e ricerca di dati si qualsivoglia natura. Ciò avviene con le banche dati, che in Italia hanno fatto la loro comparsa negli anni settanta del secolo scorso, e si sono in seguito notevolmente sviluppate  nell' ambito di tutti gli ambiti del sapere. Ma, tralasciando questo argomento, vorrei soffermarmi sulla critica delle tradizionali partizioni della natura umana, ossia della bipartizione corpo-anima e della tripartizione corpo-anima-spirito. Per il Cristianesimo l'uomo sarebbe composto dalle due entità del corpo e dell'anima, di cui la prima mortale e la seconda immortale. Dico subito che, a mio avviso, tale bipartizione è fallace non essendo l'anima nient'altro che l'energia che, in vita, tiene il corpo unito, essendo distribuita in tutte le sue parti. Il destino dell'anima è, probabilmente, quello di disperdersi nel ciclo naturale con la morte del corpo fisico. Più problematica è l'interpretazione del termine spirito. Per gli induisti lo spirito sarebbe la quintessenza metafisica dell'uomo, un vero e proprio ponte di passaggio tra questi e Dio. La questione si complica perché spesso questi due termini sono usati in senso promiscuo ed interscambiabile. Secondo me è Kant che si avvicina più al vero quando fa dello spirito il potere produttivo e l'originalità creativa della ragione. Ma l'autentica razionalità non risiede nella costruzione di sistemi di pensiero, ma nell'attitudine a sfuggire ad ogni schema mentale precostituito, vivendo liberamente la propria vita interiore. La persona cerebrale è capace di mettere continuamente in gioco le proprie convinzioni criticando e criticandosi allo stesso tempo, e non disdegna di confrontarsi con gli altri, immedesimandovisi (istinto mimetico). Così ci si può calare nei panni di una donna, di un'uomo d'affari, di un delinquente, di un professore, di un medico di un politico ecc., rendendone gli essenziali tratti psicologici: vengono plasmati tanti "bozzetti" quanti sono i tipi umani. Ne risulta una cultura che va decisamente controcorrente, nel rifiuto di ogni imposizione "accademica". La spiritualità è dunque qualcosa che non ha niente a che vedere con le categorie tradizionali cui siamo abituati da lunga tradizione, ma si basa sul senso del ridicolo del comico e del drammatico, sui quali viene costruita poi una originale visione del mondo. In sostanza mi spingerei a distinguere da un lato l'anima ed il corpo, ambedue forme di energia periture, e lo spirito o cerebralità che rappresentano i tratti più caratteristici di una persona ed hanno, forse, la virtù di permanere oltre le sue vicende terrene. Quindi non la fredda razionalità ma lo spirito creativo può aspirare a superare la caducità del corpo fisico. E' come una tensione verso i sentimenti di purezza ed eternità che travalicano lo squallore e la miseria della vita quotidiana. Come disse il senatore Aurelio Simmaco ribattendo al Vescovo Sant'Ambrogio, "sono tante le vie che conducono ad un così grande segreto" (tam magnum secretum).