Le dinamiche del mutamento

letto 53 voltepubblicato il 17/10/2021 - 22:33

Lo storico latino Sallustio, nel contemplare la realtà del suo tempo, parlava di civitas immutata (città cambiata). Ne aveva ben donde considerando che Roma, ai suoi tempi, (I sec A.C), attraversava un momento di difficile trapasso tra la forma di governo repubblicana e quella imperiale. Le discordie civili erano all'ordine del giorno e di una di esse ci ha lasciato una suggestiva testimonianza nella sua monografia intitolata La congiura di Catilina. Vediamo ora se il parallelo con la società moderna può reggere e fino a qual punto. Finora, nel panorama politico occidentale, lasciando da parte Paesi tradizionalmente preda di disordini e guerre intestine, di vere e proprie discordie civili non si può parlare; ci sono sì manifestazioni, come quelle contro il geen pass, che hanno interessato la Francia ed ultimamente anche l'Italia, che tuttavia non sono degenerate in tumulti di piazza. Si può parlare al più di un profondo disagio, indotto dal passaggio da un'economia mista pubblico-privata, nella quale attore principale era lo Stato, ad un'economia di tipo liberista e privatistico, dove domina la ricerca del profitto. Quest' ultimo modello di economia non è di origine italiana, ma proviene dai Paesi anglosassoni, come  l'assetto istituzionale federalista è di derivazione tedesca (per rimanere nel campo dell'Unione Europea). In Italia fu teorizzato da Carlo Cattaneo, ma ebbe scarso seguito se la Costituzione del 1948 definisce l'Italia uno Stato regionale, unico ed indivisibile pur nella molteplicità delle sue componenti culturali. Altro fattore di malessere può essere dato dall'immigrazione, tanto che numerosi Paesi appartenenti all'UE hanno chiesto addirittura l'innalzamento di muri per arginarla. Ma a proposito di liberismo, ricordiamo  von Hayek, che teorizzò l'ordine spontaneo del mercato, ed inoltre i numerosi fautori dello Stato minimo. Adesso, con l'affermazione dell'informatica si parla finanche di anarco-capitalismo ad indicare, io penso, la sfrenatezza di un assetto socio-economico del tutto privo di regole. Ritornando a Roma, sottolineo che lo spirito genuinamente romano del governo misto caratterizzato dalla fusione tra Senato, popolo e magistrati, e nel quale il contemperamento di questi poteri aveva dato buona prova di sé in termini di equilibrio sociale, naufraga irrimediabilmente con la formazione di masse non più integrabili nel corpo cittadino e dall'intolleranza di un'oligarchia senatoria ormai chiusa in sé stessa e dedita al solo godimento dei propri privilegi. Si è detto giustamente che Augusto, con il suo programma di rigenerazione dei costumi, infuse nuova linfa ad un corpo ormai morto. Con l'Impero assistiamo ad un processo che si può dire più o meno di liberalizzazione anche se gli Imperatori si atteggiavano a protettori delle classi più minute della popolazione, compresi gli schiavi. Si è stimato che nell'alto Impero il governo era gestito da non più di 150 funzionari, gravitanti nell'orbita del Principe. Da Adriano in poi abbiamo una svolta: questo Imperatore varò una politica di accentramento del potere rafforzando le prerogative della Cancelleria Imperiale. Inizia così quel processo inesorabile di burocratizzazione e di sclerotizzazione della società imperiale la cui tappa fondamentale, prima di giungere al basso Impero ed alla monarchia di diritto divino, è rappresentata dalla monarchia militare dei Severi. Il sistema degenerò completamente con la moltiplicazione di cariche ed uffici pubblici, la crisi demografica e l'aumento intollerabile della pressione fiscale che venne a gravare sulle classi più umili invece che sui potentiores , il ceto dei grandi latifondisti e proprietari terrieri. Istituzioni come il Defensor civitatis od il Defensor plebis, che ebbero il compito di difendere il popolo dagli abusi subiti dai potenti, si rivelarono solo un palliativo. Tutte queste cause e concause portarono ben presto alla disgregazione del corpo politico, almeno nella sua parte occidentale. Ma torniamo al mondo di oggi. Anche oggi si assiste al proliferare di cariche ed organismi a livello sia nazionale che internazionale.Si tratta di organismi burocratici spesso inutili che vengono ad influire pesantemente sulle realtà locali. Eppoi ci sono i potentati economici privati che ambiscono ad ingerirsi nelle questioni degli Stati nazionali. Il quadro, a mio avviso, replica approssimativamente la situazione già sperimentata dal mondo tardo-romano. L'incognita è fino a che punto. Si può immaginare infatti uno sviluppo diverso, che porti ad una realtà ben lontana da quella già vista per Roma. Tutto è possibile; ma io sono pessimista perché ritengo che la storia si ripeta e che ogni società nazionale o globalizzata, sia soggetta ad un determinismo ciclico di nascita, crescita ed estinzione.