Il sistema amministrativo digitale

letto 57 voltepubblicato il 17/10/2021 - 18:40

Il fattore che può eludere e quindi superare le tradizionali barriere e frammentazioni che hanno da sempre diviso, specialmente in Italia, le P.A. e la gestione dei procedimenti amministrativi, si chiama "cooperazione applicativa", sintagma definito dal CAD come parte del sistema pubblico di connettività finalizzata all'interazione tra i sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni per garantire l'integrazione dei metadati, delle informazioni e dei procedimenti amministrativi (art. 72). Ciò è un importante principio dell' e-government ed in soldoni chiari significa che le Amministrazioni Pubbliche non devono solo applicare l'informatica alle procedure volte all'erogazione di servizi per il pubblico, ma devono inoltre reingegnerizzare le proprie infrastrutture informatiche, in modo da ottenere due risultati: il primo consistente nell'esportazione dei propri servizi applicativi; il secondo consistente nella possibilità di accesso ai servizi erogati da ogni altra Pubblica Amministrazione, nell'ottica di un proficuo dialogo interattivo. L'osservazione della realtà mostra che le Pubbliche Amministrazioni agiscono, per realizzare i propri compiti istituzionali, in modo diverso l'una dall'altra. Questa settorialità è il frutto evidente di un concetto di autonomia locale sganciato da una visione globale e condivisa. Occorrono quindi ulteriori sforzi nel senso di un maggior coordinamento, secondo il principio della "cooperazione applicativa" già enunciato, come abbiamo visto, dal CAD. Tale tensione verso un modello di dialogo telematico sempre più integrato, è particolarmente rilevante per lo sviluppo del modello istituzionale di tipo federale che richiede per la sua attuazione l'adozione di sistemi informativi in grado di gestire i procedimenti decisionali ed amministrativi  e di scambiare opportunamente dati, informazioni e documenti. Lo scopo è quello di concretizzare gli obiettivi del buon governo e dello Stato di diritto. A livello europeo si è tentato di esplicitare i principi del buon governo. La riforma costituzionale del 2001 ha attribuito allo Stato un compito di coordinazione per attuare l'integrazione informativa, statistica ed informatica dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Questa funzione di regia, come del resto chiarito dalla stessa Corte Costituzionale, deve però limitarsi all'aspetto tecnico, non potendo influire restrittivamente sull'autonomia organizzativa ed amministrativa degli Enti subordinati. Il concetto di governance non è unanimemente condiviso in dottrina: le due posizioni principali che vi tengono campo sono quella Stato-centrica, per la quale è centrale il ruolo del Governo nell'elaborazione delle policies e quella cosiddetta del network approach che pone invece l'accento, sociologicamente, sulla capacità auto-poietica dei sistemi sociali. L' uniformizzazione dei procedimenti amministrativi forse potrà avvenire mediante la valorizzazione delle "buone pratiche" degli enti subordinati e , in questo caso, la spinta verso la riforma dello Stato in senso federale e decentrato non potrà avvenire dall'alto. Ma tra i fattori in gioco di questa trasformazione, accanto a quelli normativi e tecnologici, non ne dobbiamo dimenticare un terzo: quello culturale.