METODI, STRUMENTI E COMPETENZE PER LA CO-PROGETTAZIONE TERRITORIALE Linee guida per l’efficienza della gestione dei processi e l’efficacia della costruzione dei contenuti progettuali

letto 186 voltepubblicato il 07/04/2017 - 07:25 nel blog di Livio Barnabò, in Metodi, strumenti e competenze per la co-progettazione territoriale

Cari partecipanti all'Area di Lavoro Comune "Metodi, strumenti e competenze per la Co-progettazione territoriale",

ho pubblicato la versione finale del nostro lavoro. 

E' un testo che consideriamo completo nelle sue parti sostanziali.

Resta del lavoro da fare per raffinarlo: in primo luogo vorrei che lo verificaste e, nei prossimi giorni (ci diamo una settimana?) ci indicaste eventuali correzioni e ulteriori suggerimenti di integrazione.

Noi, a nostra volta, faremo un lavoro di editing del testo per renderlo anche formalmente adeguato e provvederemo a redigere un breve testo di premessa che renda conto del lavoro fatto insieme.

A questo punto, inizia la fase di valorizzazione del lavoro realizzato: lo dovremo diffondere e, soprattutto, dovremo sperimentare il modello di co-progettazione territoriale e partenariale che abbiamo elaborato. 

Ci crediamo molto. Per questo il nostro Network non si scioglie e procederemo sulla base delle idee e nei modi che abbiamo condiviso.

Veramente grazie del buon lavoro fatto insieme. All'inizio, abbiamo proposto questa idea con lo spirito di chi lancia un messaggio in mare in una bottiglia e spera che qualcuno lo raccolga. Lo avete raccolto in molti e lo abbiamo condiviso ed elaborato in modo inatteso.

Buon lavoro e .. a subito.

Livio Barnabò

4 commenti

Nadia Lanese

Nadia Lanese10/04/2017 - 15:34 (aggiornato 10/04/2017 - 15:34)

Salve,

ho appena inserito il contributo di Regione Lombardia (DG Casa, housing sociale, Expo 2015 e internazionalizzazione delle imprese) sul documento pubblicato.

 

Nadia Lanese

Nadia Lanese10/04/2017 - 15:26

COMITATO DI PILOTAGGIO OT11/OT12

Area di lavoro Comune “Metodi, Strumenti e Competenze per la Co-Progettazione Territoriale”

Contributi relativi alla Bozza delle “Linee guida per l’efficienza della gestione dei processi e l’efficacia della costruzione dei contenuti progettuali”

Nel condividere i contenuti e la metodologia dell’approccio presentato nelle Linee guida e in relazione ad alcune esperienze di co-progettazione in corso (con particolare riferimento a complesse operazioni di rigenerazione urbana a valere su fondi POR FESR/FSE 2014-2010 e risorse complementari regionali e comunali) si suggeriscono le seguenti tematiche come aspetti da valutare nel processo di policy making & implementation secondo la logica proposta di progettazione “Mady in Italy Inspired“.

In primo luogo, i processi di co-progettazione territoriale che avvengono all’interno di Programmi Operativi Regionali risultano avere un corredo di prassi tecniche ed amministrative già definite che orientano, con profili di obbligatorietà e pena la mancata erogazione dei Fondi, l’iter di ideazione dei “prodotti” della progettazione, intesa come il complesso delle operazioni di pianificazione territoriale, economica e sociale da sviluppare per la realizzazione delle azioni che – analogamente - sono già descritte in termini complessivi negli stessi POR.

Questo per dire che nell’approccio procedurale proposto nelle Linee guida sarebbe opportuno considerare il peso di esternalità che – seppur ordinatrici su altri fronti – giocano come elementi di freno nel processo ideativo progettuale e nell’attivazione dei partenariati.

In particolare la definizione nei POR - a valle dell’approvazione dell’Accordo di Partenariato tra Commissione Europea e Stato - delle caratteristiche dei partner e dei beneficiari preclude il coinvolgimento, nelle successive fasi attuative, di attori che potrebbero essere più orientati di altri verso forme di innovazione di prodotto. Ciò incide ovviamente sull’efficacia e l’efficienza delle politiche che sono rappresentate dai progetti, i quali potrebbero pertanto non assumere tutti gli aspetti di innovazione che in un processo meno vincolato potrebbero derivare dal carattere innovativo delle reti partenariali. Pertanto, pur condividendo la logica secondo la quale il cuore della co-progettazione non sono le risorse ma la capacità di attrarre risorse (non solo dai fondi europei) verso un oggetto attrattivo, si sottolinea che il processo di co-progettazione proposto potrebbe di fatto trovare espressione particolarmente in quelle fasi sostenute da fondi complementari con una non completa omogeneità dell’impostazione progettuale complessiva. Questo per evidenziare lo sforzo da operare, nel contesto di progettazioni complesse sostenute da una pluralità di risorse diversificate, per focalizzare singoli momenti progettuali, ma confluenti in un unico percorso, dalla cui unione possano generarsi processi in grado di produrre trasformazioni strutturali e innovazioni permanenti.

Per quanto attiene la “componente di unicità” si suggerisce che, parimenti alla stessa, trovi spazio nell’approccio metodologico anche la valutazione degli aspetti di replicabilità dei processi attivati. Nel campo della programmazione territoriale, come policy che integra le componenti territoriali/economiche/sociali, è infatti la focalizzazione sugli elementi replicabili che determina la possibilità che forme di innovazione progettuali e processuali possano trovare diffusione e diventare pertanto elementi stabili di innovatività da applicare in contesti diversificati.

Inoltre, a fronte della piena condivisione della logica secondo la quale nel processo di co-progettazione circolare è necessario attivare fin da subito tutte le funzioni – tra le quali il marketing – si sottolinea che anche per tale aspetto sono presenti nelle operazioni complesse di progettazione a valere sui POR, degli obblighi di comunicazione secondo specifiche tecniche obbligatorie che non sono tuttavia disponibili nelle fasi iniziali dei percorsi progettuali e pertanto la circolarità proposta potrebbe essere non immediatamente attivabile.

Quanto alle fase di monitoraggio e valutazione, concordando sulla necessità di determinare parametri specifici, anche in relazione ad eventuali operazioni di riprogrammazione, si rappresenta tuttavia la necessità di interfacciarsi con il sistema di indicatori già definiti a monte per monitorare i risultati delle azioni finanziate e parimenti individuare gli aspetti che tale sistema potrebbe non prefigurare per le operazioni di progettazione territoriale, definendoli per esempio con un approccio orientato alla valutazione dell’ innovatività di prodotto e processo.

In relazione all’ipotesi di Agile Progect Management e ai profili professionali evoluti da attivare si ricorda soltanto che nei processi di co-progettazione territoriale spesso non è sufficiente il possesso di competenze tecniche molto specifiche, poiché alcuni aspetti di imprevedibilità dei processi sono spesso generati dalla difficoltà di coniugare indirizzi e disposizioni normative che affrontano i temi in modo monodisciplinare, sovrapponendosi con approcci contraddittori che rischiano di rallentare la realizzazione di una piena complementarietà istituzionale delle politiche.

A questo proposito si sottolinea che le discontinuità di processo, ovvero i nodi che rallentano l’azione di governance istituzionale e la gestione positiva del patto tra i partner, con ritardi nel perseguimento dei risultati e conseguenze negative sulla percezione dell’affidabilità del soggetto attivo di governance, sono spesso determinate da scelte operate a monte di quest’ultimo[1].

Pertanto si suggerisce, come componente o a lato della definizione di un “agile project management”, l’opportunità di attivare una forma di facilitazione a livello centrale, e attraverso di essa anche d’interfaccia efficace e operativa con la Commissione Europea , in modo che l’agire con responsabilità il proprio ruolo istituzionale nella governance multilivello, come capofila di processi di co-progettazione territoriale, possa avvenire in coerenza con tutti i livelli di governo tramite un efficace coordinamento e con il conseguente supporto nei momenti di discontinuità operativa che potrebbero intervenire.

Questa forma di facilitazione centrale permetterebbe altresì di strutturare al meglio la coerenza delle co-progettazioni che ruotano attorno al tema dell’abitare (e al social housing in particolare, che è il tema di competenza della nostra Direzione Generale), dal momento che - come espresso nelle linee metodologiche proposte – “è proprio la qualità del quotidiano (e quindi in primis dell’abitazione e dei servizi di supporto al vivere e all’abitare) il luogo di possibile potente innovazione delle politiche”.

 

[1] Si pongono come esempio le criticità derivanti dall’approvazione del D.lgs. 50/16 senza previsione di norme transitorie o una fase intermedia di sperimentazione e anche la previsione obbligatoria dei Criteri Ambientali Minimi e la loro interfaccia applicativa con le specificità della tecnica urbanistica e le caratteristiche dei contesti territoriali di applicazione.

Simona Boselli

Simona Boselli12/04/2017 - 11:46

Dott.ssa Lanese, il suo intervento è molto denso e merita tempo e spazio per trattarlo. Tra tutte le questioni ne raccolgo due: quella degli effettivi spazi di libertà e creatività che vi sono all'interno delle procedure amministrative (che "frenano" anzichè offrire libertà di innovazione) e quella delle competenze centrali facilitanti.

Sul primo sarebbe bello poterlo approfondire con esempi concreti, a partire dalle pratiche, dove si racconti se e quando è successo o quando non può succedere. Vuole farsi promotrice di questo incontro come attività di diffusione delle linee guida che tematizza in particolare quell'aspetto? Noi ci siamo e credo interessi anche altri colleghi del gruppo.

Rispetto al secondo, alla "forma di facilitazione a livello centrale di supporto nei momenti di discontinuità operativa che potrebbero intervenire (....) strutturare al meglio la coerenza delle co-progettazioni (..)" lei mi pare suggerisca la necessità di una competenza di "tenuta centrale" del processo, che aiuti le regioni o gli enti locali a non disperdersi nella frammentazione derivata da una governance multilivello non gestita. Anche su questo si può dire ragionando insieme alle stesse amministrazioni centrali o regionali alle quali spettano ruoli di governance. Pensiamoci.

Simona Argiolas

Simona Argiolas07/04/2017 - 11:13 (aggiornato 07/04/2017 - 11:13)

Grazie,

mi impegno a leggere e a mandarvi un feedback

A presto

Simona